Pauli Lyytinen: La tana del coniglio

Genere: Jazz, Jazz elettroacustico, Improvvisazione sperimentale
Editore: Eclipse Music
Il trio internazionale di Pauli Lyytinen dà vita a un ensemble jazz accattivante e audace.
Nel suo articolo per Rumba, Jarkko Fräntilä indica l'album Rabbit Hole di Pauli Lyytinen come una delle uscite jazz finlandesi più interessanti dell'anno. Il trio, guidato dal sassofonista e compositore Lyytinen, si muove all'intersezione tra jazz moderno, influenze ambient e musica elettroacustica sperimentale, creando un risultato al contempo intenso e arioso.
Nell'album, Lyytinen è affiancato dal pianista norvegese Andreas Vold Løwe e dal batterista svizzero Julian Sartorius, la cui intesa è descritta da Fräntilä come eccezionalmente armoniosa. Il punto di forza dell'album risiede nella capacità di combinare composizioni accuratamente strutturate con improvvisazioni libere, senza che il tutto perda la sua forma controllata. La musica è in costante movimento: trame elettroniche, stratificazioni ritmiche e la forte presenza del sassofono creano un'atmosfera ipnotica, in cui i dettagli vengono gradualmente svelati.
Secondo Fräntilä, Rabbit Hole non punta a una facile fruibilità, ma invita l'ascoltatore ad addentrarsi nel paesaggio sonoro multidimensionale dell'album. La forza dell'album risiede proprio in questa ambizione e nel coraggio di ricercare nuove forme espressive nel campo del jazz moderno. Allo stesso tempo, l'opera mantiene una solida base emotiva e non si riduce a un mero esperimento tecnico.
L'articolo di Rumba sottolinea anche la dimensione internazionale dell'album. La collaborazione di musicisti provenienti da diversi paesi apporta sfumature alla musica che rendono Rabbit Hole un album jazz autenticamente europeo. Secondo Fräntilä, l'album dimostra in modo convincente come il jazz finlandese sia in grado di combinare sperimentazione, virtuosismo tecnico e una forte visione artistica in un modo che regge al confronto internazionale.
Recensione: Rumba 7 gennaio 2026, Jarkko Fräntilä.
Daniel Lopatin: Marty Supreme (Colonna sonora originale)

Genere: Sperimentale, Elettronica, Colonna sonora
Editore: A24 Musica
Daniel Lopatin crea una delle colonne sonore più spettacolari della sua carriera.
Nella recensione di Pitchfork, Sam Goldner scrive che la colonna sonora di Marty Supreme composta da Daniel Lopatin è un'opera ambiziosa ed eccezionalmente valida, che funziona sia come parte integrante del film che come album a sé stante. La musica composta per il film, diretto da Josh Safdie, costruisce un paesaggio sonoro futuristico e a tratti psichedelico per la storia ambientata negli anni '1950.
Secondo Goldner, la colonna sonora di Lopatin fonde new age, synth-pop, avanguardia elettronica e la grandiosità della musica da film in un modo che rende il tutto allo stesso tempo nostalgico e stranamente senza tempo. La recensione sottolinea in particolare come la musica rifletta l'ambizione, l'inquietudine e il costante movimento del film.
Secondo Goldner, i punti di forza dell'album sono la sua energia costante, il movimento ritmico accuratamente costruito e la ricca melodia. Sottolinea, ad esempio, l'uso di marimbe, suoni di Mellotron e arpeggi, nonché le influenze della musica elettronica giapponese. Secondo il recensore, la colonna sonora non si limita a essere musica di sottofondo, ma si configura come un vero e proprio album di musica elettronica.
La canzone conclusiva, "Force of Life", è particolarmente apprezzata e Goldner la considera il culmine emotivo dell'intero film. Secondo lui, Lopatin riesce a trasformare i cliché di un dramma sportivo in una sorta di viaggio cosmico e psicologico ai limiti dell'ambizione.
Recensione: Pitchfork 23/12/2025 di Sam Goldner.
Michael Bleu: Dramma liceale

Genere: Soul, Retro-Soul, Finnish-Soul
Editore: sabato
Michael Bleu continua la tradizione soul finlandese con stile
Arttu Seppänen scrive nella sua recensione per Helsingin Sanomat che High School Drama di Michael Bleu è un album soul retrò raffinato. Mikko Kananoja, il cui vero nome è Mikko, ha realizzato un album in cui estetica, produzione e controllo dello stile giocano un ruolo centrale.
I testi in finlandese dell'album rievocano cotte adolescenziali, ricordi imbarazzanti e i drammi della giovinezza. Secondo Seppänen, tuttavia, la musica è in definitiva più interessante di questa ambientazione. Sottolinea l'atmosfera cinematografica dell'album e i brani strumentali "Mariankadulla" e "Fillariretki", che suonano come una colonna sonora immaginaria.
Secondo la recensione, i momenti migliori dell'album includono la splendidamente arrangiata Katastrofeja e il brano di viaggio Vaihän maisemaa. Seppänen nota anche i riferimenti dell'album al soul di Marvin Gaye, alla ruvidezza finlandese e al filo di ferro finlandese, persino al fantasma dei Top and the Agents.
Nel complesso, High School Drama è un album soul retrò di alta qualità, preciso e ben realizzato. Seppänen vede in Michael Bleu un degno erede della tradizione soul finlandese.
Recensione: Helsingin Sanomat 9 febbraio 2026, Arttu Seppänen.
Halme Prospekt e Queen Djenny Djella: La musica è la mia verità

Genere: Ethnofusion, Jazz, Afro, Blues
Editore: Halme Prospekt / Tutto quel plazz
L'incontro iniziato in Benin si è trasformato in una ricca etnofusione a cinque stelle
Nella sua recensione, Harri Römpötti scrive che l'album collaborativo "Music Is My Truth" della sassofonista jazz Hepa Halme e della cantante togolese Queen Djenny Djella è uno dei migliori album etnici pubblicati in Finlandia quest'anno. L'album è nato dall'incontro tra i due artisti durante la residency a Villa Karo, in Benin, nel 2023.
Secondo Römpöt, l'album combina rock, blues, jazz, sonorità afro e arabe in modo eccezionalmente naturale. Halme Prospekt costituisce la base dell'album, ma le voci e le percussioni sono state registrate anche in Benin. Djella canta principalmente in francese, ma sono presenti anche brani in inglese e in lingue africane.
La recensione mette in evidenza, tra gli altri, l'inizio provocatorio di Akheron (Il fiume della morte), l'afro-based Bon Bon Bon e l'ipnotico Easy, che include spoken word, jazz e lo spirito del vudù beninese. Römpötti elogia il fatto che, nonostante i numerosi elementi, le idee rimangano chiare e il tutto risulti coerente.
Al centro dell'album c'è la forte presenza di Djella. Secondo Römpöt, la sua irresistibile sete di vita e di gioia caratterizza l'intero album, persino in modo provocatorio.
Recensione: Helsingin Sanomat 22.5.2026 / 23.5.2026 (Aggiornato), Harri Römpötti.
Ricky-Tick Big Band & Public Word: Moving

Genere: R&B, Soul, Jazz, Funk
Editore: Kontori Records
Ricky-Tick Big Band e Julkinen Sana sono tornati con rinnovato vigore
Harri Uusitorppa, nella sua recensione per Helsingin Sanomat, scrive che la Ricky-Tick Big Band & Julkinen Sana stanno tornando con successo dopo una lunga pausa. Liikkuu prosegue la riconoscibile combinazione di swing delle big band, rap e musica ritmica del gruppo, ma allo stesso tempo l'ensemble spinge il sound più decisamente verso il soul, l'R&B e il funk.
Secondo il recensore, la band, guidata dal compositore e chitarrista Valtteri Laurell Pöyhönen, riceverà nuova energia dall'ingresso di Fanni Sjöholm nei Julkinese Sana, al fianco di Tommy Lindgren e Karri "Paleface" Miettinen. Uusitorppa elogia l'espressione di Sjöholm definendola fresca e nitida e ritiene che porterà una ventata di novità alla band.
La recensione mette in particolare in evidenza la ricca e moderna musica ritmica dell'album, i cui arrangiamenti incarnano la potenza di una big band esperta senza rimanere ancorati alle tradizioni jazz. Brani giocosi come Konttori auki, Sattuu ja tappakkau e Parinteinen bisnes sono bilanciati da testi più personali e persino esistenziali.
Secondo Uusitorpa, Liikkuu rappresenta un inizio edificante e profondo per una nuova fase della band: un album che dimostra come Ricky-Tick Big Band & Julkinen Sana siano capaci di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Recensione: Helsingin Sanomat 15 maggio 2026, Harri Uusitorppa.
Selma Savolainen: All'ombra

Genere: Jazz, Indie sperimentale, Vocale
Editore: Registrazioni vorticose
Selma Savolainen approfondisce in modo impressionante la sua espressione
Nella sua recensione per Helsingin Sanomat, Harri Uusitorppa scrive che "In the Shade" di Selma Savolainen supera persino l'acclamato album "Horror Vacui" della stessa artista. Secondo lui, il nuovo album è più corposo e all'altezza delle aspettative suscitate dal successo di Savolainen nella scena jazz finlandese.
Uusitorppa sottolinea in particolare che tutte le canzoni dell'album sono ora composizioni e testi di Savolainen. Ritiene che l'espressione musicale sia diventata più chiara e profonda grazie agli anni di esperienza e alla lunga collaborazione con la band.
Sebbene la formazione di Savolainen sia fortemente radicata nel jazz, secondo il recensore, il jazz funge più da metodo di lavoro e metafora di libertà nella sua musica che da vero e proprio confine di genere. La definizione di Savolainen stesso di "ibrido indie sperimentale" descrive in modo appropriato l'espressione dell'album, che combina improvvisazione, sensibilità e una scrittura ambiziosa, secondo Uusitorpa.
La recensione mette in evidenza, tra le altre cose, il brano d'apertura dell'album, Last Summer, e la lunga Lamb, che dura oltre undici minuti e affronta il fanatismo e il tema del seguire gli altri in modo conciso ma efficace. Secondo il recensore, Lie and Angry Men crea anche un'interessante tensione tra il testo e la musica.
Uusitorppa considera In the Shade uno degli album più riusciti della carriera di Savolainen fino ad ora e gli assegna cinque stelle.
Recensione: Helsingin Sanomat 15 maggio 2026, Harri Uusitorppa.
Grace Ives: la fidanzata

Genere: Indie Pop, Synth-Pop, Bedroom Pop
Editore: Vera Pantera /Capitolo
Grace Ives trasforma il caos in un pop brillante e ambizioso
Nella sua recensione per Pitchfork, Hattie Lindert scrive che Girlfriend di Grace Ives è l'album più forte e ambizioso dell'artista fino ad oggi. L'album, che ha ricevuto una menzione nella sezione Best New Music di Pitchfork, descrive un percorso dal caos personale alla guarigione in un modo che combina umorismo, vulnerabilità e grandiosa espressione pop con eccezionale naturalezza.
Secondo Lindert, Ives espande l'estetica intima dei suoi precedenti lavori bedroom pop verso un insieme più drammatico e melodico. L'album è ispirato alle esperienze personali dell'artista con problemi di alcolismo, isolamento e la ricerca di una nuova direzione, ma secondo il recensore, non rimane un semplice diario confessionale. Al contrario, Girlfriend si configura come un album pop energico e preciso dal punto di vista emotivo, dove anche i piccoli dettagli si trasformano in grandi emozioni.
La recensione mette in evidenza in particolare i brani Avalanche, Dance With Me e My Mans, in cui Ives combina un synth-pop tagliente, arrangiamenti melodrammatici e un'espressione autoironica ma sincera. Lindert elogia anche la produzione di Ariel Rechtshaid e John DeBold, che conferisce alle canzoni di Ives un suono più ampio e cinematografico rispetto al passato.
Secondo Pitchfork, Girlfriend riesce dove molti album pop contemporanei falliscono: suona come un'opera che osa davvero. Lindert descrive l'album come allo stesso tempo caotico, vivace e libero, rendendo Grace Ives una delle artiste indie pop più interessanti del momento.
Recensione: Pitchfork, 20 marzo 2026, Hattie Lindert.










