Fonte Selezione di AVPlussa di recensioni di album pubblicate su vari media.
CALORE: Benvenuti nel futuro
Genere: Rock melodico, Hard Rock
Editore: Orecchio
La potente band svedese di rock melodico colpisce più forte che mai
Mape Ollila scrive su Sound (aprile 2025) del nuovo album degli HEAT, "Welcome to the Future", che a suo dire è il miglior album della band fino ad oggi. Ollila osserva che il ritorno del cantante originale della band, Kenny Leckremo, è stato cruciale: la voce più profonda e l'interpretazione soul di Leckremo conferiscono più calore e profondità al suono rispetto all'era di Erik Grönwall.
Secondo Ollila, la selezione di brani dell'album rappresenta l'apice assoluto del genere. Le melodie di sintetizzatore di Jona Tee sono coinvolgenti brano dopo brano, che si tratti dell'energica "Disaster", della malinconica "Call My Name" o della fisicamente coinvolgente "Children of the Storm". Elogia in particolare la dinamicità delle canzoni, dove riff, basso e batteria suonano in perfetta armonia, mentre i sintetizzatori di manioca e i cori espandono il suono verso il rock da stadio.
La voce di Leckremo e gli assoli di chitarra di Dave Dalone rappresentano la virtuosità dell'hard rock tradizionale, e la tensione delle canzoni si accumula lentamente prima dei ritornelli esplosivi che culminano. Ollila riassume dicendo che gli HEAT assomigliano sempre più a un'altra leggenda dell'Upplands Väsby, gli Europea, ma con un'energia ancora maggiore e dischi più coerenti.
Recensione pubblicata su Sound 4/2025. A cura di: Mape Ollila.
Sibelius: Sinfonia n. 5, Due serenate, Due pezzi, Joutsikki
Genere: Classica
Editore: Ondine
Un'interpretazione che rivela precisione, sfumature e i colori orchestrali di Sibelius.
Nella recensione per Helsingin Sanomat, Vesa Sirén si interroga se l'interpretazione di Sibelius da parte dell'Orchestra Sinfonica della Radio Finlandese diretta da Nicholas Collon sia la "giusta" interpretazione di Sibelius, e conclude che, se così non fosse, quale potrebbe esserlo? Collon non tenta di modificare le problematiche orchestrazioni di Sibelius, ma le esegue con estrema cura. Sirén sottolinea le delicate indicazioni "little" e "ppp" nel primo movimento della Quinta Sinfonia, che la RSO, sotto la direzione di Collon, rispetta con eccezionale precisione: l'esecuzione è spesso più leggera rispetto ad altre registrazioni comparabili.
Nel finale, Collon controlla magistralmente i cambiamenti di tempo e di atmosfera. Sebbene a volte la precisione tolga un po' di spazio all'atmosfera, gli ultimi tocchi risultano insolitamente convincenti. Nella serie Joutsikki, i tesori melodici di Sibelius brillano in brevi momenti, quasi ritualistici. Sirén osserva che il lavoro di Collon e della RSO mette in luce le capacità orchestrali di Sibelius, che possono essere persino paragonate alla precisa maestria strumentale di Ravel.
Il violinista Christian Tetzlaff interpreta le due serenate e i due brani con un'asprezza maggiore rispetto al passato, ma vi ritrova anche la delicata luce di una notte d'estate. In questo senso, Ondine si pone in una sorta di competizione con se stessa, poiché la precedente registrazione di Kuusisto e della Tapiola Sinfonietta offriva una prospettiva diversa, più giocosa, sulla stessa musica.
Recensione su Helsingin Sanomat il 28 giugno 2025. Scritta da: Vesa Sirén.
Peter Murphy: L'ultima e unica stella
Genere: Rock alternativo, Rock gotico
Editore: Beggars Banquet Records
La nuova opera della leggenda del Bauhaus è un'arte profonda, nostalgica e fortemente inconfondibile.
La nuova opera della leggenda del Bauhaus è un'arte profonda, nostalgica e fortemente inconfondibile.
Tony Latva, in una recensione per il blog RetroPop (11.5.2025), scrive di come Peter Murphy, noto come il frontman dei Bauhaus, riesca a superare se stesso con il suo nuovo album The Last and Only Star. Secondo Latva, l'album è profondamente malinconico e sensibile in molti punti, ma allo stesso tempo la sua musica pulsa di una forte individualità, su cui Murphy ha costruito tutta la sua carriera.
Il brano d'apertura dell'album, "Ghost in the Mirror", immerge immediatamente l'ascoltatore in un'atmosfera cupa, accentuata da sintetizzatori minimalisti e dalla voce cruda e inquietante di Murphy. Latva osserva che le canzoni possiedono una sorta di "peso fatale", ma anche una fragile delicatezza. Tra i brani più significativi dell'album spiccano "Sorrow's Bride" e la title track, "The Last and Only Star", in cui Murphy dispiega la sua voce in sfere di grande impatto.
Latva elogia in particolare la raffinata produzione dell'album: i paesaggi sonori hanno spazio per respirare, il che conferisce ancora più peso alle interpretazioni drammatiche di Murphy. Considera l'opera nel suo complesso una delle migliori della carriera di Murphy, persino alla pari con i classici più iconici del Bauhaus.
Recensione pubblicata su RetroPop l'11 maggio 2025. Scritta da: Tony Latva. Fonte: blog RetroPop.
Stefano Bollani & Iiro Rantala: Jazz alla Filarmonica di Berlino XV
Genere: Jazz, Duo per pianoforte
Editore: ACT
Esecuzione virtuosistica e delicato dialogo con la potenza di due pianisti
Nella sua recensione per la rivista online Jazzrytmit (29.5.2025), Timo Lehmusmetsä elogia la collaborazione tra l'italiano Stefano Bollani e il finlandese Iiro Rantala all'album Jazz alla Filarmonica di Berlino XVQuesta è la registrazione di un concerto dei Berliner Philharmoniker, in cui due pianisti di altissimo livello dialogano con virtuosismo senza sforzo ma al contempo con una profonda umanità.
Secondo Lehmusmetsä, il repertorio spazia da rielaborazioni di musica classica a standard jazz e composizioni originali. Sottolinea in particolare l'interpretazione solista di Bollan de "La Danza" di Rossini e la versione sensibile ma profonda di Rantala del suo brano "Freedom". In duo, si scatenano nel pezzo "Little Rootie Tootie", ispirato a Monk, dove umorismo e improvvisazione si fondono in una corsa allegra.
Lehmusmetsä elogia l'intesa tra i due pianisti definendola eccezionale: pur avendo temperamenti diversi, il loro modo di suonare insieme è al contempo spontaneo e di profondo ascolto. L'album riesce inoltre a trasmettere l'atmosfera di una serata dal vivo, con le reazioni del pubblico, rendendo l'ascolto un'esperienza particolarmente coinvolgente.
Recensione su Jazzrytmiti il 29 maggio 2025. Scritta da: Timo Lehmusmetsä. Fonte: Jazz Rhythms.
Nick León: Un'entropia tropicale
Genere: Elettronica, Club sperimentale, Musica bass
Editore: TraTraTrax
Un album da club caldo e pulsante che infrange ogni confine.
Nella sua recensione su Pitchfork (19 giugno 2025) dell'album di Nick León, A Tropical Entropy, Philip Sherburne scrive che si tratta di un "disco caldo e irrequieto" che attinge a ritmi caraibici e latinoamericani, ma li decostruisce in forme moderne, spesso inquietanti. Sherburne descrive l'album come "psicologicamente intenso": non solo offre piacere da pista da ballo, ma sfida anche le aspettative e la zona di comfort dell'ascoltatore.
Secondo Sherburne, León combina reggaetón, dembow, ambient e musica percussiva con bassi potenti in un modo che risulta allo stesso tempo familiare e strano. Cita in particolare "Xstasis", costruito su riverberi metallici e bassi pulsanti, e "Ketamina", dove il ritmo si muove in modo imprevedibile come un corpo traballante.
Sherburne elogia la variegata trama sonora dell'album e la capacità di León di utilizzare lo spazio: i suoni non sono compressi, ma piuttosto lasciati respirare e risuonare. Il risultato è intenso, ma al tempo stesso ipnotico. Assegna all'album un voto di 8.1, affermando che "potrebbe non essere per tutti", ma è tanto più gratificante per coloro che osano immergersi nei suoi ritmi instabili.
Recensione pubblicata su Pitchfork il 19 giugno 2025. Scritta da: Philip Sherburne. Fonte: Pitchfork.
Bruce Springsteen: Tracks II: Gli album perduti
Genere: Rock
Editore: Columbia
Dischi dimenticati aprono nuove prospettive sulla produzione di Springsteen.
Nella sua recensione per Pitchfork (21 giugno 2025), Sam Sodomsky parla del recente cofanetto di Bruce Springsteen, Tracks II: The Lost Albums, che raccoglie cinque album inediti pubblicati tra il 1987 e il 1996. Secondo Sodomsky, l'uscita offre una rara opportunità di ascoltare i percorsi artistici alternativi di Springsteen, oscurati dalle pubblicazioni ufficiali, rivelando la profondità e la diversità del suo lavoro.
Sodomsky afferma che la raccolta non è composta solo da materiale grezzo o demo, ma da album completi che erano stati accantonati per vari motivi. Apprezza in particolare Waiting on the End of the World e Songs to Orphans, che mettono in risalto la capacità narrativa di Springsteen e la sua intima interpretazione vocale. D'altro canto, ritiene che American Babylon risulti più frammentario, pur contenendo comunque alcuni momenti di grande impatto.
La recensione sottolinea come la raccolta incarni la capacità di Springsteen di affrontare temi personali e sociali con toni diversi. Secondo Sodomsky, il risultato finale è discontinuo ma gratificante: arricchisce significativamente la comprensione della carriera di Springsteen, offrendo al contempo l'opportunità di ascoltare musica che altrimenti sarebbe rimasta nell'oblio. Assegna all'opera un punteggio complessivo di 8.0.
Recensione su Pitchfork del 21 giugno 2025. Scritta da: Sam Sodomsky. Fonte: Pitchfork.
















