Florence + The Machine, una delle interpreti più intense dell'indie rock britannico, si era allontanata dalle atmosfere malinconiche di Ceremonials (2011) con il precedente album How Big, How Blue, How Beautiful (2015). Il loro ultimo lavoro, High As Hope, invece, porta l'orchestra, guidata dalla solista Florence Welch, in una direzione ancora più solare.
Questa versione leggermente più compatta, che però sa esplodere nel suo familiare ruggito possente quando necessario, funziona ancora una volta alla grande, come si può già notare nel brano d'apertura dell'album, June.
Welch e la sua band sanno come costruire, smantellare e persino nascondere vari colpi di scena nella loro musica, che naturalmente si basa sulle convenzioni collaudate dell'indie moderno ma emana comunque una sua atmosfera unica.
High As Hope è il quarto album di una band attiva da oltre dieci anni, e il tono generale si è già un po' affievolito rispetto agli elementi più appariscenti. In un certo senso, la musica delicata e piacevolmente sognante ha i suoi pregi, ma d'altra parte, ci si sarebbe aspettati qualche brano più esplosivo per controbilanciare la calma generale. L'album non ha la stessa incisività del debutto con Dog Days Are Over, ad esempio, sebbene Patricia mostri sprazzi di materiale da hit da stadio simile.
Tuttavia, la versione più organica e naturale di Florence + The Machine piacerà sicuramente sia ai vecchi fan della band sia a coloro che sono interessati a esplorare un suono indie fresco, prodotto e realizzato con maestria.












